Qual è il legame che unisce lo
storico dell’arte Ananda Kentish Coomaraswamy (1877-1947) e il
fenomenologo delle religioni Mircea Eliade (1907-1986), l’iranista
Seyyed Hossein Nasr (nato nel 1933) e lo shaykh della confraternita
sufi Ahmadiyya Idrisîyya Shâdhilîyya in Italia, Felice (‘Abd al-Wahid)
Pallavicini (nato nel 1926), lo “scrittore maledetto” Julius Evola
(1898-1974) e il pensatore russo all’origine dell’ideologia
“neo-eurasista” Alexander Dugin (nato nel 1962), per non fare che una
breve lista di nomi più o meno noti, e senza minimamente pretendere che
ciascuno di loro si riconosca in sintonia con gli altri personaggi
citati?
Una risposta in chiave sociologica a questa domanda è possibile forse
reperirla in quello che la sociologa statunitense Jane Williams-Hogan
ha definito il «carisma del libro», ovvero quel fenomeno del tutto
particolare, al tempo stesso universale e personale, per il quale
l’individuo trova in un libro una risposta che si rivolge
specificamente a lui. È un fenomeno universale poiché attira
l’attenzione su un livello di realtà più profondo, che svolge una
funzione unificatrice, e perché parla alle persone al di là delle loro
culture di appartenenza; ed è personale in quanto invita ogni individuo
a confrontarsi con la propria vita e con i propri bisogni.
Se la studiosa Williams-Hogan ha applicato questa categoria ai propri
importanti studi dedicati al teologo, veggente e profeta del “nuovo
cristianesimo” Emanuel Swedenborg (1688-1772), un caso saliente in
tempi più recenti è probabilmente applicabile all’opera del pensatore
franco-egiziano René Guénon (1886-1951), autentico spartiacque nel milieu esoterico-occultista
del secolo XX. Il quale, appunto (a prescindere da alcune esperienze
giovanili, che non inficiano il valore dell’osservazione, e alle quali
tuttavia è volentieri riconoscibile un’influenza tutt’altro che
secondaria nello sviluppo della sua dottrina), si guardò bene dal
fondare un qualsivoglia movimento, organizzazione o sodalizio, ma il
cui influsso derivato dal «carisma del libro» da lui esercitato – ossia
dall’insieme, numerosissimo, dei suoi scritti – ha trovato un’eco in
numerose personalità (solo alcune delle quali sopra menzionate, e a
diverso titolo) che hanno ulteriormente elaborato tali idee.
Personalità, del resto, che a volte hanno dato vita a vere e proprie
genealogie e organizzazioni, confraternite sufi e logge massoniche,
movimenti spirituali e istanze culturali, cattedre d’insegnamento
universitario e laboratori politici, e così via. Fu cioè grazie al
potere delle idee contenute nei libri di Guénon che alcune persone
decisero spontaneamente di creare delle realtà che ne tramandassero –
per così dire – il messaggio e di modellare su di esso la propria vita.
Un’occasione particolarmente utile per riflettere su tali coordinate
viene fornita dalla recente pubblicazione del primo studio accademico
dedicato alla posterità del padre fondatore di quella corrente nata
all’interno dell’esoterismo che talora è nota con il nome di
“tradizionalismo” o di “perennialismo” (definizioni, entrambe, cariche
di un giudizio di valore che meriterebbe un ampio e ulteriore
discorso).
Si tratta dell’opera di Mark Sedgwick, docente presso l’American University in Cairo, Against the Modern World: Traditionalism and the Secret Intellectual History of the Twentieth Century,
uscito nel 2004 per i tipi dalla prestigiosa Oxford University Press.
La pubblicazione di questo volume è inoltre importante perché
testimonia una volta di più come lo studio dell’esoterismo – e delle
correnti dell’esoterismo – abbia trovato una propria dignità
accademica.
Inteso nelle sue due accezioni primarie di “conoscenza segreta” o di
«tipo di conoscenza o esperienza che rimanda a un luogo, a un centro, e
da qui, ai mezzi e alle tecniche destinate a raggiungere tale luogo»
(la formula è dello storico dell’esoterismo Antoine Faivre), si tratta
di una «forma di pensiero» (l’espressione è del sociologo Émile Poulat)
che inizia a comparire nel momento stesso in cui in Occidente si opera
una “rottura epistemologica” che conduce al sorgere di correnti
esoteriche. Come periodizza Antoine Faivre, a «partire dal XV secolo,
quando il pensiero ha iniziato ad adottare una sorta di aristotelismo
formale e a rigettare nel contempo la credenza in una serie di rapporti
che uniscono Dio, l’uomo e l’universo. Queste correnti, allora, si
presenteranno come una reazione a questa rottura». Così, prosegue
Faivre, «pensatori, umanisti, sapienti e filosofi si approprieranno di
questo campo di riflessione diventato quasi vacante. È in questa
categoria di reinterpretazione che troviamo i primi esoteristi, nel
senso moderno del termine. Allora un intero corpo referenziale va a
costituirsi progressivamente, a partire dai testi antichi e nuovi, sin
dalla fine del XV secolo». In questo contesto, gli studiosi intendono
oggi per esoterismo il revival dell’ermetismo e la cosiddetta
“filosofia occulta”, l’alchimia, il paracelsianesimo e il
rosicrucianesimo, la qabbalah cristiana, le correnti teosofiche e
occultistiche, fino al più recente “tradizionalismo” o “perennialismo”,
e oltre.
René Guénon, chiave di volta
L’esoterismo nella propria declinazione “tradizionalista” – o meglio,
del “tradizionalismo guénoniano” – è l’oggetto specifico di Against the Modern World
di Sedgwick, un’accurata opera di taglio storico in cui l’autore
intende tracciare un profilo biografico-intellettuale di Guénon e della
progenie che a lui si è ispirata (non esente da interpreti che hanno
avanzato criteri per un’“ortodossia guénoniana”), letta nel suo insieme
come una corrente, al pari di Guénon, essenzialmente anti-moderna, e
che, nell’ottica di Sedgwick, emerge quale conseguenza del clima
tardo-ottocentesco del milieu occultista
francese. All’epoca, infatti, la progressiva perdita della fede nella
capacità del cristianesimo di veicolare le verità religiose e
spirituali da parte delle élite intellettuali progressiste condusse
l’Occidente a “scoprire” i testi religiosi non occidentali e in genere
le spiritualità orientali.
Nel delineare la storia del «movimento tradizionalista guénoniano»,
Sedgwick la segmenta suddividendo in tre fasi la vita di Guénon, in tre
momenti la storia del tradizionalismo e ancora in tre princìpi-cardine
gli elementi centrali della “filosofia tradizionalista”. Quanto alla
vita di René Guénon, essa è considerata in un primo momento
“occultista”: è questa la fase nel corso della quale l’esoterista di
Blois entra in rapporto con molte di quelle realtà tipiche
dell’ambiente esoterico-occultista francese a cavallo dei secoli XIX e
XX, e che – secondo Sedgwick – costituiranno una fonte privilegiata
nella successiva elaborazione del pensiero “tradizionalista”.
Segue poi un secondo momento di vicinanza al mondo cattolico
dell’epoca, esemplificato dai rapporti inizialmente saldi con il
filosofo Jacques Maritain (1882-1973) e con l’iconografo Louis
Charbonneau-Lassay (1871-1946), e in generale dalla collaborazione alla
rivista Regnabit, fra il 1925 e il 1927. Infine il terzo momento,
segnato dalla partenza di Guénon per Il Cairo, nel 1930, da dove non
rientrerà mai più in Francia.
Riguardo agli elementi centrali della “filosofia tradizionalista”, essi sono la credenza nell’esistenza di una “filosofia
perenne”, ovvero l’idea – già elaborata in epoca rinascimentale, e
riemersa nell’Ottocento – che tutte le religioni condividano un’origine
comune in una rivelazione primordiale; l’“inversione”, ovvero
un'onnipervadente caratteristica della Modernità, che nell’ottica
“tradizionalista” induce a ritenere che il mondo moderno vada
interpretato nell’ottica del declino anziché del progresso; e
l’iniziazione – finalizzata alla realizzazione spirituale o metafisica
–, che già secondo Marcel Clavelle (1905-1988), intimo collaboratore di
Guénon, più noto con lo pseudonimo, fra gli altri, di Jean Reyor
rappresenta l’“idea centrale” dell’opera di Guénon.
A questo proposito, in A la suite de René Guénon... sur la route des Maîtres Maçons
(Editions Traditionnelles, Parigi 1989) Reyor scrive: «L’essere che
attualmente è un uomo può, in certe condizioni, raggiungere fin da
questa vita lo stato spirituale che diverse tradizioni designano come
lo “stato primordiale” o lo “stato edenico” (“piccoli misteri”), poi
elevarsi agli stati superiori dell’essere e infine ottenere ciò che si
può chiamare indifferentemente la “Liberazione” o lo stato di “Identità
Suprema” (“grandi misteri”). La prima delle condizioni necessarie
perché ciò avvenga – ammesso che l’uomo abbia in lui stesso le
qualificazioni richieste – è l’iniziazione, cioè la trasmissione, per
mezzo di riti appropriati, di un’influenza spirituale».
L’«unità delle religioni»
Infine, circa la tripartizione della storia del “tradizionalismo”,
Sedgwick la suddivide in una prima fase conclusa dall’anno 1930 –
appunto la data di partenza di Guénon per Il Cairo –, durante la quale
Guénon sviluppa una “filosofia tradizionalista” redigendo vari articoli
e libri, oltre che saldando i rapporti con una cerchia ristretta di
lettori; un secondo periodo, caratterizzato dai tentativi da parte di
alcuni ferventi ammiratori di Guénon di dare uno sbocco pratico alle
istanze della “filosofia tradizionalista”, particolarmente in due
contesti assai diversi fra loro quali sono l’ambito delle confraternite
islamiche e le forme di rivolta costituite dal sorgere dei fascismi
europei; e infine un terzo e ultimo momento, quello successivo agli
anni Sessanta del Novecento durante il quale si assiste alla fusione
parziale fra le diverse idee “tradizionaliste” nel contesto della
cultura occidentale generale, nonché all’influsso del “tradizionalismo”
su settori cospicui del mondo islamico, della Russia e di alcuni Paesi
dell’Europa dell’Est.
Va peraltro notato che, nel descrivere la seconda fase della storia del
“tradizionalismo”, là dove tratta del tentativo d’innestare
praticamente il guénonismo sulle confraternite islamiche, Sedgwick
intrattiene felicemente il lettore con alcuni dei capitoli più
informati di tutto questo suo libro, dedicando molte pagine alle
controverse vicissitudini di Frithjof Schuon (1907-1998), shaykh della
confraternita sufi Mariamîyya, il più importante diffusore del
“perennialismo” nel mondo angloamericano e accademico contemporaneo
(sua è del resto la definizione, divenuta celebre, dell’«unità
trascendente delle religioni»).
L’importante studio di Sedwick (non esente da errori di ricostruzione e
di prospettiva, utilmente del resto corretti in un’apposita sezione del
suo sito Internet, www.traditionalists.org,
che costituisce pure una sorta di appendice online al libro, oltre che
essere una miniera di preziose informazioni sul “tradizionalismo”) pone
di fronte a quello che altro non è se non uno straordinario fenomeno
carsico. Un fiume seminascosto che ha attraversato e che attraversa la
storia del pensiero occidentale in epoca contemporanea, e che non
riguarda “solamente” le scelte intellettuali di cerchie ristrette
d’individualità isolate, ma che ha saputo dare vita alla
socializzazione di una cultura basata su premesse anti-moderne,
alimentando – forse suo malgrado – un movimento nell’accezione
sociologica del termine, costituito da una complessa teoria di gruppi
spesso discreti e nondimeno assai influenti nel panorama religioso e
spirituale occidentale contemporaneo. Movimento, questo, che ha
influenzato in maniera ben più cospicua di quanto a prima vista appaia
gli studi religiosi dell’ambiente accademico (una specie di “vendetta”
a posteriori, se si considera che, nel 1921, l’indologo Sylvain Lévi
[1863-1935] rifiutò la tesi di dottorato di Guénon) e che ultimamente è
entrato nel dibattito interno al mondo islamico (per esempio in Iran e
in Turchia) circa il rapporto possibile fra Modernità e islam.
Conclusivamente, il «carisma del libro» insito nell’opera di Guénon, di
cui il volume di Mark Sedgwick insegue con un qualche successo la
posterità (un risultato che da solo giustifica questa fatica
editoriale), si pone nel filone della dialettica complessa fra
Modernità e anti-Modernità. Così facendo, esso sembra capace di
convincere molte intelligenze alla ricerca di verità e soprannaturale e
che, grazie a Guénon, hanno l’impressione di ritrovarsi in modo più
sicuro nella complessità di correnti e dottrine, tanto più che egli è
il primo a trattare veramente dell’«unità trascendente delle religioni»
in maniera circostanziata, sistematica e argomentata.
L’esoterismo allo specchio
René Guénon, peraltro, ha svolto questa sua funzione centrando le
proprie concettualizzazioni sull’assunto dell“inversione” quale
caratteristica peculiare della Modernità occidentale, in quanto tale
percepita nel suo insieme (la cultura, la civilizzazione, la scienza
moderna) come essenzialmente incompatibile con la Tradizione. Ciò che
induce tuttavia a riflettere – senza la pretesa di avanzare una verità
ultima su un fenomeno a proposito del quale ulteriori studi sono
indispensabili – è il fatto che i modelli interpretativi – la “teologia
della storia”, insomma – adottati da Guénon e dalla sua posterità, i
quali si centrano ultimamente sull’idea dell’esistenza di una
Tradizione primordiale rispetto alla quale la Modernità rappresenta una
polarità inversa, risultano un portato della concezione di «philosophia
perennis» (formula coniata nel 1540 dall’erudito vescovo, nonché
bibliotecario della Vaticana, Agostino Steuco [1496-1549], appunto
nell’opera De perenni philosophia,
peraltro priva di tendenze eclettiche) che, in quanto tale, è
essenzialmente marcata dallo spirito umanistico del Rinascimento.
Curioso, non vi è che dire, che un pensiero adottato da molte
intelligenze quale “macchina da guerra” contro la Modernità, tragga in
ultima analisi un’importante cifra della propria griglia interpretativa
del reale dallo spirito umanistico rinascimentale. Nell’ottica
“tradizionalista”, infatti (e, per molti altri versi, del tutto
giustamente), questo spirito – riaffiorato in ambito esoterico sul
finire del secolo XIX con idee affini elaborate dalla nascente Società
Teosofica, contro la quale pure il “tradizionalismo guénoniano” ha da
sempre ingaggiato una polemica senza quartiere – rappresenta l’inizio
della fine della civiltà tradizionale d’Occidente. Forse, allora, il
“tradizionalismo” è un tipo di anti-Modernità del tutto moderna.
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