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Quinto Orazio Flacco
(65-8 a.C.),
Odi, III, 2, 13
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Scarpa, il Disney della Laguna
Ricordate Brigitta MacBridge, l’oca giuliva con la fissa d’impalmare Paperon de’ Paperoni? Negli USA non la conoscono. Nacque come Minerva dalla mente di un grandissimo del fumetto italiano purtroppo scomparso. Un nuovo albo lo celebra
di Stefano Priarone
Certamente questo week-end molti appassionati verranno alla Comiconvention del Quark Hotel anche per cercare le storie (pubblicate su Topolino e ristampate sui Classici di Walt Disney e sui Grandi Classici Disney) di Romano Scarpa.
Scomparso lo scorso 23 aprile (a Malaga, in Spagna, dove viveva dal 1994 con la moglie Sandra e la figlia Sabina), Scarpa era il più grande dei cosiddetti “Disney italiani”, vale a dire dei tantissimi sceneggiatori e disegnatori nostrani che hanno ripreso i personaggi creati  nei cartoni della major californiana e sviluppati a fumetti dai geniali  Floyd Gottfredson (per i Topi) e Carl Barks (per i Paperi), che spesso ne avrebbero peraltro creati ex novo (come Paperon De’ Paperoni).

Scarpa nasce a Venezia il 27 settembre 1927. È profondamente influenzato dai fumetti, specie quelli Disney pubblicati su Topolino (all’epoca in formato “giornale”, il formato attuale risale al dopoguerra), realizzati dal grande Gottfredson e dai suoi collaboratori, e dai cartoni animati.
Negli anni Quaranta tenta la via dell’animazione (che riprenderà, con ottimi risultati, decenni dopo), ma nell’Italia dell’epoca mancano i soldi per realizzare cartoni animati. Nel 1953 inizia allora a disegnare storie per Topolino:  debutta con Biancaneve e Verde Fiamma, su testi di Guido Martina. Del 1956 è invece Paperino e i gamberi in salmì, la sua prima storia come autore completo (sceneggiatura e disegni). È un debutto felicissimo: a differenza di Martina (ottimo sceneggiatore, ma molto legato agli stilemi della commedia dell’arte), Scarpa è perfettamente aderente allo spirito Disney e il suo Paperone è quasi più interessante di quello del suo creatore Carl Barks.
Contemporaneamente finisce l’era delle grandi storie a strisce di Topolino disegnate da Gottfredson e pubblicate a puntate sui quotidiani statunitensi. Le rimpiazzano gag autoconclusive.

Con Topolino e il mistero di Tapioco VI Scarpa si dimostra quindi ottimo erede di Gottfredson (anche nel disegno) cercando di riprendere il Mickey Mouse avventuroso degli anni Trenta (quello successivo era sempre molto valido, ma forse un po’ troppo intellettualistico per i lettori di Topolino di allora). L’autore veneziano entra quindi in una stagione creativa d’oro: nel giro di pochi anni  crea capolavori come Topolino e l’unghia di Kalì, Topolino e la Dimensione Delta, Topolino e la Collana Chirikawa, Paperino e l’Uomo di Ula-Ula,  nonché Paperino e le lenticchie di Babilonia.

Lo piangono pure negli States
È bravissimo sia con i Paperi sia con i Topi e crea personaggi fondamentali, come per esempio Brigitta MacBridge, la papera che eternamente vuole sposare Paperon de’ Paperoni.
Nel 1968 la sua storia Topolino e il Pippotarzan (uscita nel 1957) ispira il film di Mario Monicelli Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa (la trama del fumetto è la stessa della pellicola), con Alberto Sordi, Bernard Blier e Nino Manfredi al posto rispettivamente di Pippo, Topolino e di Peppo (il fratello di Pippo).

Dal 1963, però, per ragioni economiche (i disegni sono pagati meglio delle sceneggiature) Scarpa inizia a disegnare quasi soltanto su testi altrui. Il disegno però migliora moltissimo (grazie anche agl’inchiostri di Giorgio Cavazzano, destinato a diventare uno dei più grandi disegnatori Disney di sempre) e nel 1970 disegna, su sceneggiatura di Martina e assieme a Giovan Battista Carpi, la lunghissima Storia e gloria della Dinastia dei Paperi, epica saga incentrata sugli antenati di Paperino e di Paperone.
Negli anni Ottanta Scarpa tornò a scriversi più spesso le storie da sé. In questa fase realizzò le Paperolimpiadi (all’epoca  la più lunga storia disneyana), storia uscita in contemporanea con le Olimpiadi di Seul, e, nei primi anni Novanta, una serie di narrazioni “a strisce”  (che omaggiano quelle del Topolino classico), fra cui Topolino in: Ciao, Minnotchka!, parodia del film Ninotchka e con molti riferimenti al crollo dell’Unione Sovietica.

Un grande vuoto, insomma, quello lasciato da questo disneyiano nostrano doc, significativamente salutato anche  da Roy Disney, nipote di Walt, che sul sito a lui dedicato dall’appassionato Francesco Spreafico www.dimensionedelta.net/scarpa/ ha voluto lasciare il proprio messaggio di cordoglio. Consola l’uscita in edicola, la scorsa settimana, dell’albo Paperino in Il Milione e altre grandi storie di Romano Scarpa (Disney Italia), che ristampa alcuni grandi classici del maestro veneto come La storia di Marco Polo detta il Milione (una versione del viaggio del famoso esploratore che su Topolino uscì originariamente in contemporanea al famoso sceneggiato televisivo diretto da Giuliano Montaldo) o come Topolino e il ferro d’oro, omaggio dell’autore alle proprie radici in cui si scopre che Topolino ha un antenato veneziano, Topolinio Forcola. Il volume, arricchito da un’introduzione del critico Luca Boschi (uno degli autori di Sognando la Calidornia) è infatti una vera chicca.
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