Fioccano annunci di retate di
pedofili che hanno adescato bambini utilizzando le chat su internet.
Perché il fenomeno, esistente da sempre, è cresciuto in modo così
evidente? La comunicazione in rete dà ai pedofili nuove possibilità di
scambio di materiale (spesso con corrispettivi economici) e crea con
facilità comunità che vedono legittimato il proprio vizio dal numero di
persone che lo condividono. Inoltre i bambini di oggi sono assuefatti
alla pornografia, vista in tv e per strada, e non si spaventano quando
vedono immagini di coetanei in pose erotiche. È una delle cause della
risposta «in fondo non c’è nulla di male” data dal 25% di bambini che
hanno avuto contatto con un pedofilo e non hanno raccontato nulla ai
genitori, secondo l’indagine italiana ICAA “Child Internet Risk
Perception”. L’abbassamento del grado di sensibilità dei bambini fa sì
che accettino con interesse la proposta del pedofilo di imitare quello
che “si diverte” in pose oscene. Anni fa il bambino sarebbe andato
subito preoccupato dalla mamma o dal papà a chiedere spiegazioni.
Invece ora il 33% di quelli contattati da un pedofilo pensa che i
propri genitori «non capirebbero la situazione».
Ho imparato da mia madre a guardare da entrambe le parti quando
attraverso la strada, anche quando è a senso unico. Chi insegna ai
bambini di oggi come “attraversare” internet? Nessuno: né i genitori né
gli insegnanti hanno la cultura sufficiente. Non sono consapevoli, per
esempio, che la maggior parte dei portali italiani riporta in prima
pagina notizie di gossip o addirittura nudi espliciti, dando più
rilevanza a una pornostar che al risultato dell’elezione del presidente
degli USA o alla Messa di inizio pontificato di Benedetto XVI. Non è
così in altri Paesi, dove il portale equivalente, gestito dalla stessa
società, è impostato come una testata giornalistica “normale” e adatta
anche ai minori. Su internet non c’è possibilità di distinguere il tipo
di pubblico: il gestore di un sito non sa chi lo vedrà e se sarà
consultato anche da bambini. Sta al suo senso di responsabilità
adeguare il contenuto.
Diventa importante quindi avere strumenti che impediscano di accedere a
risorse pericolose. C’è un vantaggio aggiuntivo: si evita di
frequentare, anche accidentalmente, quei siti che notoriamente
distribuiscono virus e truffe telematiche e ci si tutela nei confronti
della recente legge 38/2006 “Disposizioni in materia di lotta contro lo
sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo
Internet” che prevede pene severe per chiunque detenga immagini
pedopornografiche.
Esistono programmi che analizzano tutte le pagine richieste da chi sta
alla tastiera e decidono “al volo” se rispondono a criteri predefiniti
di opportunità. Non sono perfetti, anche per la difficoltà di
catalogazione di contenuti che possono essere travisati nel contesto:
anche la Bibbia parla di temi scabrosi. Sul sito www.ilFiltro.it si
trovano valutazioni di efficacia e le caratteristiche dei sistemi più
diffusi sul mercato italiano.
Invece di installare il programma sul proprio pc, ci si può affidare a
un fornitore di connettività che si occupi del filtraggio, come
www.Davide.it, leader indiscusso italiano.
Non è particolarmente efficace l’approccio alternativo e “democratico”
di ICRA, associazione internazionale formata da grandi aziende. Si basa
sull’etichettatura del sito fatta dal gestore stesso, che segnala con
un bollino il livello di nudo, volgarità, violenza, discriminazione
razziale, droga, gioco d’azzardo, ecc. L’utente installa sul proprio pc
il filtro ICRAplus gratuito e decide il livello d’accettazione per ogni
categoria: il sistema blocca le pagine che superano quel livello. Sono
pochi i siti etichettati nel mondo e quasi nessuno in Italia, dove
capita che uno dei portali più frequentati abbia l’etichetta “tutto
pulito” mentre invece parla di erotismo esplicitamente in prima pagina.
La biblioteca educa
Esiste un’alternativa molto più efficace: creare una “biblioteca di
casa”, termine che ho coniato per tradurre il concetto di walled
garden, giardino recintato. Quale genitore compra migliaia di volumi e
poi mette sotto chiave i libri inadatti ai figli? La normalità, anche
per motivi economici, è comprare solamente quelli utili e arricchire la
biblioteca man mano che i figli crescono. Perché non possiamo fare la
stessa cosa con internet? Si tratta di scegliere alcuni siti (non ne
servono centinaia per un bambino) e fare in modo che si possa navigare
solo su quelli. Non è una menomazione intellettuale, come sostengono i
fautori dell’apertura totale. La funzione dell’educatore è sempre stata
quella di selezionare le fonti di conoscenza, definendo percorsi di
apprendimento, e non quella di mettere gli alunni di fronte a cento
enciclopedie dicendo loro: “Studiate!». Il mito dell’ipertesto
illimitato è caduto presto, quando ci si è resi conto che distrae lo
studente dall’obiettivo.
Una delle obiezioni immediate a questa mia proposta è che il bambino
può andare in un Internet café oppure da un amico e navigare senza le
protezioni. È vero, così come può andare in edicola a comprare una
rivista pornografica e persino in alcuni cinema dove la proibizione
d’ingresso è sistematicamente violata. Non dimentichiamo però che la
consapevolezza della trasgressione aiuta la coscienza a chiedersi se
vale la pena di fare qualcosa di male. Invece la considerazione “in
fondo non c’è nulla di male” nasce quando in casa nessuno segnala
l’errato comportamento.
Come fare una “biblioteca di casa”? Bisogna installare il filtro
gratuito ICRAplus e impostarlo in modo che blocchi tutti i siti tranne
quelli che elenchiamo noi: ogni volta che ne vogliamo aggiungere uno,
useremo la password apposita. Questa è la vera libertà di scelta, senza
lasciare che altri scelgano per noi e influenzino negativamente i
nostri figli. Sempre su www.ilFiltro.it ci sono semplici istruzioni
anche audiovisive al riguardo.
E nel prossimo futuro? È in arrivo nel 2007 la nuova versione di
Windows: Vista. La buona notizia è che contiene un sistema di parental
control incorporato, abbastanza efficace (Microsoft italiana mi ha
fornito la versione beta2 per provarla) con il quale si può anche
impostare la “biblioteca di casa” senza dover aggiungere altro software.
Lo scenario dei prossimi mesi sarà sempre più caratterizzato dalla
comunicazione personale always on, sempre connessi a internet. Ognuno
ha già almeno un telefono cellulare, e questo diventerà lo strumento
per vedere tv (il DVB-H, che sarà sperimentato in Italia con i
campionati mondiali di calcio), scambiare informazioni e accedere a
risorse remote, oltre che per parlare. Come garantire privacy e
tutelare i minori? Dobbiamo ancora scoprirlo. E c’è spazio per sviluppi
tecnologici importanti, ma nessun sistema è efficace senza la
consapevolezza del rischio. È curioso come gli italiani si preoccupino
così tanto per l’influenza aviaria, anche con comportamenti
irrazionali, data la bassissima percentuale di rischio reale attuale, e
invece trascurino quasi del tutto la difesa dei propri figli
dall’esposizione alla pornografia e ai pedofili. Salvo piangere dopo,
quando il peggio è accaduto. Per questo motivo l’Associazione Centro
ELIS ha iniziato una campagna informativa nelle scuole di Roma,
patrocinata dal V Municipio, dal Comitato Internet e Minori e
dall’ISCOM del ministero delle Comunicazioni, destinata a genitori e
docenti. È possibile fare richiesta scrivendo ad associazione@elis.org
per organizzare un incontro di un’ora con spiegazioni e distribuzione
di materiale informativo gratuito.
Michele Crudele ( www.crudele.it) è
Direttore dell’Associazione Centro ELIS e docente di Informatica presso
l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Fa parte della commissione
tecnica che ha redatto il Codice di autoregolamentazione Internet e
Minori del Ministero delle Comunicazioni. Ha curato la traduzione
italiana del filtro ICRAplus.
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