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28 ottobre 2008
La mano de Dios, Gilardino e le servette del Diavolo

di Matteo Tosi

Adriano Galliani l’ha detto subito e l’ha ripetuto più volte, non è pentito della cessione di Alberto Gilardino ai viola, nemmeno alla luce degli ottimi risultati che il suo ex centravanti sta ottenendo in questa nuova avventura. E noi gli crediamo, ci mancherebbe, anche perché Leonardo, il “suo” uomo a Controcampo per la puntata subito successiva al fattaccio di Palermo - Fiorentina (goal di mano di Gilardino, e conseguente squalifica per due giornate) è stato il più onesto ed equilibrato nel giudicare l’accaduto, e il primo a far notare che se la palla non fosse finita in rete, probabilmente ci sarebbe stato da fischiare un rigore a favore dell’attacante gigliato (tesi sostenuta su tutti i giornali dell’indomani dallo stesso “beffato” portiere del Palermo, Marco Amelia).

Ma il mondo non è popolato solo da liberi condottieri, e la maggior parte di quelli che calcano il suolo, anzi, sono caporalini e sergentucoli vari, attendenti più realisti del re, che non perdono occasione di prostrarsi ai piedi dei loro signori in attesa di qualche briciola. E così, dal conduttore Brandi ai pregiatissimi opinionisti Mughini, Mosca e Casarin (cioè all’incirca gli stessi che almeno una volta all’anno glorificano la mano de Dios del Pibe de oro, celebrandone il “genio”), tutti giù ad aborrire e a stracciarsi le vesti in nome del fair-play. E a salutare l’arrivo di Spice-David, lui sì che farà bene al nostro calcio, che sarà d’esempio.
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