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(65-8 a.C.),
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15 novembre 2008
Dite a W che JFK non era poi quel buonista

di Giorgio Stracquadanio

Veltroni cerca di impadronirsi di Obama, così come cercò di impadronirsi di John Fitzgerald Kennedy, mito della sinistra perché democratico, bello e ucciso da “forze oscure della reazione”. Nessuno che ricordi che JFK stava per dichiarare guerra all’Urss e che tentò di invadere Cuba attraverso l’attacco alla Baia dei Porci. Un episodio che vale la pena di rievocare perché qualcuno lo spieghi a Walter Veltroni.
La Baia dei Porci (Bahía de Cochinos) è una stretta insenatura nella parte centro-meridionale dell’isola di Cuba. Divenne nota per un tentativo di invasione di Cuba effettuato il 16 aprile 1961 da 1.500 anti-castristi emigrati negli Stati Uniti e oppositori del governo di Fidel Castro. Lo sbarco nella Baia dei Porci fu l’inizio del tentativo di invasione; ideata durante la presidenza di Dwight Eisenhower, l’operazione fu autorizzata dal suo successore John Fitzgerald Kennedy.

A suggerire l’opportunità dell’attacco erano stati i servizi segreti Usa, decisi a riportare l’isola sotto la propria sfera d’influenza. Castro, succeduto al filo-americano Fulgencio Batista, aveva infatti nazionalizzato banche, società e casinò, ostacolando gli interessi statunitensi, avvicinandosi – con lo scambio zucchero per petrolio – all’Unione Sovietica e argomentando a favore di una possibile aggregazione di Stati centro e sud-americani. Per quanto riguardava Cuba, Kennedy poteva contare sull’appoggio degli esuli anticastristi, scappati dopo l’arrivo delle truppe di Castro a l’Avana. L’obiettivo di Kennedy era rovesciare il prima possibile il governo di Fidel Castro, inviando contro di lui i suoi oppositori fuggiti in America. Il 16 aprile 1961 furono effettuati dei piccoli bombardamenti in alcune zone dell’Avana e nell’area dell’appunto famosa Baia dei Porci. Il 17 aprile gli esuli anticastristi appoggiati da piccoli contingenti dell’esercito americano provarono lo sbarco nella Baia dei Porci. Ad attenderli trovarono Castro e i suoi guerriglieri, più esperti nel combattimento in quelle zone, che avevano attraversato durante gli anni della rivoluzione fino ad arrivare alla presa dell’Avana.

L’operazione, nonostante gli esuli avessero ricevuto un rilevante supporto logistico e un approfondito addestramento militare americano, fu un clamoroso insuccesso. Gli anti-castristi ebbero circa 90 morti, mentre l’esercito cubano non ebbe vittime.
I servizi segreti americani confidavano nella spontanea adesione della popolazione al rovesciamento di Castro, ma ciò non avvenne. Per non compromettere ulteriormente la propria posizione, Kennedy negò l’appoggio diretto dell’aviazione statunitense.
La figura di Castro si rinsaldò, avvicinandosi ulteriormente a Mosca. Un anno dopo, la crisi dei missili sovietici installati a Cuba e puntati verso gli Stati Uniti avrebbe portato il mondo ad un passo da una guerra nucleare. In cambio del ritiro dei missili, Kruscev ottenne da Kennedy l’impegno formale a non attaccare militarmente l’isola di Cuba.
Così andarono le cose, a cavallo tra guerra fredda e guerra nucleare. Altro che pacifismo kennedyano.
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