di Matteo Tosi
Che l’arte contemporanea viva di mercato, oltre che di creatività, non è un segreto per nessuno, ma ormai sembra scontato che anche il mercato “globale” (nel senso di aperto a tutti e non più solo ai soliti noti) abbia riscoperto l’arte come una delle sue voci più interessanti e fruttifere. Il “Dom” lo dice da qualche tempo e anche i più autorevoli quotidiani dello Stivale oggi ne parlano come di cosa assodata. Per il giro economico direttamente interessato e per il volume di indotto coinvolto (in particolare in un Paese come l’Italia, che conta i due terzi dei capolavori planetari), come ricordato anche sabato scorso in L’arte è industria, un convegno organizzato dal Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.
E mentre la città più cinese d’Italia rifletteva sullo stato dell’arte, Milano, indiscussa capitale del contemporaneo italiano, sbarcava in Cina per scrivere un nuovo capitolo della storia della nostra creatività e della nostra economia insieme: Maestri di Brera, due settimane di mostra-mercato (fino al 10 dicembre) all’interno del prestigioso Liu Hausu Museum di Shanghai. Protagoniste, oltre settanta gallerie meneghine e le loro più diverse collezioni d’arte, qui riunite grazie a un’idea di Ermanno Di Mario, Rolando Bellini e Federica Berner, sostenuta da un apposito bando istituito dalla Regione Lombardia (che, guardacaso, si inserisce nelle strategie di “internazionalizzazione delle imprese lombarde”) e dal Sistema Camerale Lombardo. Una rassegna che guarda agli ultimi quarant’anni di creatività milanese (rappresentata dalla poesia del quartiere Brera e dalla sua Accademia), con l’intento di tracciare un percorso storico lombardo e fotografare la contemporaneità più stringente, legata a doppio filo con la vita delle diverse gallerie d’arte.
Ognuna delle quali finanziata per questa avventura, ma non vincolata in alcun modo nella scelta degli artisti e delle opere da presentare, proprio per valorizzare l’eterogeneità del panorama galleristico milanese e la varietà del movimento culturale che, dal Dopoguerra a oggi, ha costruito il mito di Brera, facendone uno dei luoghi simbolo dell’arte planetaria, capace di far convivere scelte variegate (se non opposte), ma tutte, in buona sostanza, ugualmente felici. Un universo multiforme che oggi fa splendida mostra di sé in una delle metropoli più popolose e all’avanguardia del mondo, teatro di un mercato dell’arte sempre più vivace e in fermento, che dopo aver provato a invadere il Vecchio Continente con le sue orde di giovanissimi artisti, sembra in piena e costante riscoperta sia dell’arte antica sia di tutta l’estetica “occidentale”. In tutte le sue sfumature, dal figurativo all’astratto e dalla fotografia al design, motivo per cui, oggi a Shanghai, non manca praticamente nessuno.
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