di Daniele Capezzone
L’impressione è che buona parte della sinistra e dei media italiani siano pronti a rinverdire l’antica tradizione delle prefiche, le donne che ai funerali piangevano per professione. Lutto e lacerazione sono legati in questo caso al provvedimento governativo che ripristina un’Iva più consistente per le tv satellitari. Per carità: che Sky faccia la sua parte e difenda i suoi interessi è del tutto naturale, come ogni azienda che cerca (è il mercato!) di massimizzare i profitti. Ma che – per fare un esempio – il Tg3, protesi mediatica e campione antropologico di una certa sinistra, alla ricerca quotidiana di una “vittima di Berlusconi” da compiangere, abbia scelto proprio Murdoch, mostrando conduttori e conduttrici piegati in due dal dolore per la riduzione dei profitti di Sky, fa un po’ ridere.
In questa vicenda c’è molto dello smarrimento culturale della sinistra italiana, incapace non solo di darsi una missione blairiana e modernizzatrice, ma perfino di interpretare credibilmente la parte di una sinistra tradizionale, attenta ai più deboli: quelli della social card, quelli del bonus fiscale. Di loro, ai salottieri e ai terrazzati della sinistra che conta, interessa poco: meglio appendersi alla parabola e consolarsi con qualche giorno di sceneggiata sulla perfidia e i konflitti di interesse (con adeguata k) del Cav. Gli italiani sanno tutto, ora, sull’Iva e la tv di Murdoch, ma dubito che la metà dei concittadini sia stata messa nelle condizioni di farsi un’idea sul complesso delle misure approvate dall’esecutivo. Comunque ne avranno conoscenza diretta: in queste ore quasi tutti i percettori della social card hanno ricevuto una lettera che spiega tutto. Resta insopportabile l’idea che i cittadini siano sottoposti a un trattamento mediatico così fazioso. Bene ricordarlo quando si sente intonare il ritornello del controllo del Cav. sul sistema mediatico.
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