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24 gennaio 2009
Perché d’improvviso la sorte d’Israele...

di Giorgio Stracquadanio

Il ministro dell’interno Maroni, all’inizio del suo mandato, ha impresso un forte impulso alla lotta contro l’estremismo radicale islamico in Italia. L’iniziativa con la quale ha finalmente messo fine allo scandalo della sedicente moschea di viale Jenner a Milano è stata esemplare. Lo spettacolo di migliaia di persone in ginocchio lungo centinaia di metri di marciapiede in una zona periferica della prima città del Nord, tollerato da anni dalle autorità politiche nazionali, era il simbolo dell’inerzia, della resa culturale di una delle prime nazioni dell’Occidente all’estremismo fondamentalista islamico.
Da qualche tempo, però, l’iniziativa sembra essersi affievolita e, in particolare, ha colpito il silenzio del ministro Maroni e del suo partito durante l’iniziativa “piombo fuso” avviata dal governo israeliano contro la continua aggressione proveniente dai palestinesi di Hamas dalla Striscia di Gaza.

Nelle scorse settimane, infatti, i fondamentalisti islamici presenti nel nostro Paese si sono scatenati in un pressing mediatico che non ha trascurato nulla. Dalla preghiera verso la Mecca in piazza del Duomo a Milano il giorno dell’Epifania, alle campagne lanciate su internet da numerosissimi siti, anche fiancheggiatori di Al Qaida, non c’è stato giorno in cui sia mancata una aggressione a Israele. Aggressioni culminate poi, sul piano mediatico, nella indecente puntata di Annozero che, come ha detto Lucia Annunziata abbandonando lo studio della trasmissione Rai, era «schierata al 99,9% con Hamas».
La Lega di fronte a tutto questo ha tenuto i toni bassi, come se la battaglia per la difesa del diritto all’esistenza dello Stato di Israele non fosse parte essenziale della più generale battaglia contro il fondamentalismo islamico, il terrorismo internazionale e il fiancheggiamento politico e culturale che viene praticato in Occidente e in particolare in Italia. Come se, da parte della Lega, ci fosse una sostanziale indifferenza alle sorti di Israele e a quello che accade in quello scacchiere. Come se il loro riflesso fosse di equidistanza tra aggressori e aggrediti, in parallelo all’equivicinanza predicata da molti settori della sinistra politica.

Sono tantissime le voci di propaganda pro-terrorismo non adeguatamente contrastate dal governo italiano, nonostante la possibilità giuridica e politica di intervento riservato proprio al ministro dell’Interno, il quale dovrebbe applicare, almeno contro chi sostiene apertamente Al Qaida, la legge Mancino che prevede lo scioglimento delle organizzazioni che predicano e praticano l’odio razziale. È possibile che il ministro Maroni non sia adeguatamente informato da chi dovrebbe. Ma il silenzio della Lega su queste vicende fa a pugni con la pressante iniziativa che sugli stessi temi quel partito svolge quando non si parla delle sorti di Israele.
Da parte mia sento di dover sciogliere il dubbio, e di chiedere al ministro Maroni, con una amichevole interrogazione, cosa intenda fare nei confronti dei tanti fiancheggiatori del terrorismo internazionale presenti in Italia.
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