Meno male che non abito in provincia di Massa Carrara (né ci sono passato questa estate), che non sono single, e che non ho più di quarant’anni ma meno di cinquanta. E meno male che non gioco al Superenalotto per nulla al mondo. Così, male che vada, resto poverello come sono, ma non rischio di vedere il mio nome inutilmente spiattellato sulle pagine dei principali quotidiani del Paese, con tanto di indiscrezioni sulla mia residenza, sulla mia occupazione e sulle mie abitudini o passioni.
Perché questo è quello che è successo a ben cinque malcapitati (o quattro più uno, tanto per restare in tema di combinazioni “vincenti”) toscanacci nostri all’indomani della clamorosa vincita di cui tutti hanno parlato e scritto. Passi un po’ di curiosità e qualche pruderie, per carità, e può anche andar bene che i tiggì tutti, nessuno escluso, abbiano ripreso la festa di Bagnone e dei suoi duemila abitanti con profusione di inviati e cameramen e intervistatori, passino anche le domandine furbette al titolare della fortunata ricevitoria e la teoria dei “se li avessi vinti io...”.
Ma i cinque identikit dei “papabili neomilionari” pubblicata dal CorSera (esempio più grave solo perché trattasi della più autorevole testata nazionale) lunedì scorso mi sembra andare al di là di ogni diritto di indagine o di cronaca e pure al di là del buon senso. A maggior ragione se il sito internet dello stesso quotidiano, l’indomani, titola che “Bagnone adesso ha paura dei clan”, figuriamoci quei cinque! Uno di loro, forse, è talmente in brodo di giuggiole che nemmeno ci pensa, ma io che non li ho vinti so che se non li avessi vinti io, quei soldi, ne vorrei un po’ come risarcimento per tutte le sbirciate e le tirate di giacca a venire.
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