F uori dal coro è un esperimento
interessante. Un videogame online (un massive, vale a dire concepito
per frotte di giocatori in contemporanea) il cui obiettivo è il
successo, o la soddisfazione personale: sii il nuovo Ricucci, il
Briatore più vincente, il miglior Montezemolo, strillano gli inviti
pubblicitari. Fatta una capatina alla home page www.fuoridalcoro.org si
scoprono due cose: c’è uno sponsor, la bevanda Chinò di San Pellegrino,
e in sostanza si tratta di un analogo allargato di quel Fantacalcio
(www. fantacalcio.kataweb.it) che in Italia da qualche anno sta avendo
un successo duraturo, esteso ormai anche a parecchi altri sport
(Fantaformula Uno, Fantaciclismo) e con una propria federazione
ufficiale. Il Fantacalcio è una grande intuizione: un vero e proprio
campionato virtuale in cui i partecipanti costruiscono squadre con i
nomi dei calciatori reali e si scontrano fra loro sulla base delle
prestazioni che quei calciatori sfornano sui campi ogni domenica, e che
incidono sul loro valore nel gioco accrescendo o diminuendo la
dotazione di punti. A partire da qui s’organizza anche un
frequentatissimo calciomercato virtuale.
Strutturare un altro universo parallelo di questo genere, insieme più
semplice e più vario com’è Fuori dal coro, è stata un’idea semplice e
brillante. Dopo l’iscrizione – che costa non soldi, ma dare in pegno la
disponibilità a ricevere messaggi pubblicitari nel futuro –, ciascuno
gioca da solo, alle prese con i fantasmi del mondo immaginario ed
elettronico in cui deve fare i conti con l’aumentare o col ridursi del
suo capitale di fantadollari (in questo gioco si chiamano
“Starcaps”). Poi i suoi risultati vengono messi a confronto con
quelli degli altri giocatori, in una classifica complessiva (vengono
mostrate le prime cento posizioni) da cui si apprende chi è stato il
più bravo del giorno, della settimana, del mese, al quale vengono
attribuiti premi (reali, non virtuali) di varia natura. Giochini da
fare al volo e notiziole tra il serio e il faceto completano
l’arredamento della home page.
Per appassionarsi occorre superare l’impressione che si tratti di una
trovata pubblicitaria. Lo è, peraltro, ma come trovata è ben trovata: a
chi ha la pazienza di seguirlo, Fuori dal coro garantisce un
divertimento che si protrae nel tempo. Infatti gli investimenti che
ogni giocatore può realizzare col capitale di partenza sono basati su
eventi reali che accadono nei mondi dello sport, della musica, del
cinema e della finanza. In tutti questi ambiti, speculari della realtà,
l’oculatezza dell’imprenditore-giocatore si misura con i risultati
effettivi di ciò su cui ha investito, sulla base di un meccanismo
efficace e plausibile: i risultati della squadra (calcio, basket,
Formula Uno, motomondiale) su cui si è deciso di puntare. Stesso
discorso vale per film, canzoni, titoli di borsa, a seconda che salgano
o scendano nelle rispettive classifiche di gradimento.
Dal punto di vista concettuale il gioco comincia e finisce qui. Quanto
a cronologia, questa prima stagione, iniziata a luglio, si concluderà a
fine anno. Se avrà avuto successo è presumibile che verrà avviata la
stagione successiva.
Fuori dal coro: da una parte è il motto della bevanda che patrocina il
gioco, ma dall’altra ne è lo scopo: vincere equivale a distinguersi
dagli altri, emergere e svettare. Insomma un gioco “esclusivo”, nel
senso in cui si suol dire un design esclusivo, un viaggio esclusivo, un
negozio esclusivo. Parola-sintomo che indica più un desiderio che un
dato di fatto, anche perché abitualmente viene adoperata in un
contesto, quello del consumo di massa, che nega coi fatti quello che
dice di promettere. Un profumo esclusivo non esclude nessuno, basta
pagare quella piccola cifra per possederlo. E le automobili “esclusive”
girano a migliaia.
È il gioco dell’immagine, lo sanno tutti. Accentuato molto, negli
ultimi anni, dalla rivoluzione digitale che ha in parte sanato la
contraddizione: oggi è davvero possibile “personalizzare” un oggetto
acquistato in serie in modo che sembri “fuoriserie”. Vale per le
automobili, vale per i vestiti. Questo è possibile anche grazie ai
profili d’acquisto elaborati al pc, che per gli addetti al marketing
trasformano ogni potenziale acquirente – di fatto un qualsiasi
componente della “massa” – in un soggetto singolare, con i suoi
specifici gusti. E se non ci fosse la privacy a salvarci, questa
sarebbe una scienza esatta, un puzzle minuzioso a cui sarebbe difficile
sottrarsi, fra le impronte di noi stessi che lasciamo acquistando
prodotti, frequentando siti, spedendo email e via dicendo.
Sicché il titolo, Fuori dal coro, oltre che un claim pubblicitario e il
titolo ironico del gioco, è almeno altre due cose: una trappola
psicologica per attirare ciascuno di noi esclusivi-uomini massa, e
soprattutto un trabocchetto commerciale per identificarci a uno a uno.
Chiamandoci, appunto, fuori dal coro in maniera che sia possibile poi
mirare meglio le offerte commerciali nei nostri confronti. I nostri
dati personali (nome, indirizzo, email, gusti, preferenze) valgono
assai. E il gioco, in qualche modo, ci risarcisce del prezzo personale
che paghiamo con un’evasione elettronica leggera e divertente.
Visto che qualcuno ha già venduto spazi pubblicitari sulla propria
maglietta e sul proprio cranio pelato, questo tipo di partita è tutto
da giocare. Altro che Fantacalcio.
Giuseppe Romano