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n° 40 - sabato 1 ottobre 2005
“Fuori dal coro”: se tu Ricucci a me, io Briatore a te. Alla faccia di Montezemolo, di Giuseppe Romano

“Fuori dal coro”: se tu Ricucci a me, io Briatore a te. Alla faccia di Montezemolo

L’idea è di una popolare marca di bibite. Un simpatico “videogioco esclusivo” che è anche una trappola per uomini-massa

F uori dal coro è un esperimento interessante. Un videogame online (un massive, vale a dire concepito per frotte di giocatori in contemporanea) il cui obiettivo è il successo, o la soddisfazione personale: sii il nuovo Ricucci, il Briatore più vincente, il miglior Montezemolo, strillano gli inviti pubblicitari. Fatta una capatina alla home page www.fuoridalcoro.org si scoprono due cose: c’è uno sponsor, la bevanda Chinò di San Pellegrino, e in sostanza si tratta di un analogo allargato di quel Fantacalcio (www. fantacalcio.kataweb.it) che in Italia da qualche anno sta avendo un successo duraturo, esteso ormai anche a parecchi altri sport (Fantaformula Uno, Fantaciclismo) e con una propria federazione ufficiale. Il Fantacalcio è una grande intuizione: un vero e proprio campionato virtuale in cui i partecipanti costruiscono squadre con i nomi dei calciatori reali e si scontrano fra loro sulla base delle prestazioni che quei calciatori sfornano sui campi ogni domenica, e che incidono sul loro valore nel gioco accrescendo o diminuendo la dotazione di punti. A partire da qui s’organizza anche un frequentatissimo calciomercato virtuale.

Strutturare un altro universo parallelo di questo genere, insieme più semplice e più vario com’è Fuori dal coro, è stata un’idea semplice e brillante. Dopo l’iscrizione – che costa non soldi, ma dare in pegno la disponibilità a ricevere messaggi pubblicitari nel futuro –, ciascuno gioca da solo, alle prese con i fantasmi del mondo immaginario ed elettronico in cui deve fare i conti con l’aumentare o col ridursi del suo capitale di fantadollari (in questo gioco si chiamano “Starcaps”).  Poi i suoi risultati vengono messi a confronto con quelli degli altri giocatori, in una classifica complessiva (vengono mostrate le prime cento posizioni) da cui si apprende chi è stato il più bravo del giorno, della settimana, del mese, al quale vengono attribuiti premi (reali, non virtuali) di varia natura. Giochini da fare al volo e notiziole tra il serio e il faceto completano l’arredamento della home page.

Per appassionarsi occorre superare l’impressione che si tratti di una trovata pubblicitaria. Lo è, peraltro, ma come trovata è ben trovata: a chi ha la pazienza di seguirlo, Fuori dal coro garantisce un divertimento che si protrae nel tempo. Infatti gli investimenti che ogni giocatore può realizzare col capitale di partenza sono basati su eventi reali che accadono nei mondi dello sport, della musica, del cinema e della finanza. In tutti questi ambiti, speculari della realtà, l’oculatezza dell’imprenditore-giocatore si misura con i risultati effettivi di ciò su cui ha investito, sulla base di un meccanismo efficace e plausibile: i risultati della squadra (calcio, basket, Formula Uno, motomondiale) su cui si è deciso di puntare. Stesso discorso vale per film, canzoni, titoli di borsa, a seconda che salgano o scendano nelle rispettive classifiche di gradimento.
Dal punto di vista concettuale il gioco comincia e finisce qui. Quanto a cronologia, questa prima stagione, iniziata a luglio, si concluderà a fine anno. Se avrà avuto successo è presumibile che verrà avviata la stagione successiva.

Fuori dal coro: da una parte è il motto della bevanda che patrocina il gioco, ma dall’altra ne è lo scopo: vincere equivale a distinguersi dagli altri, emergere e svettare. Insomma un gioco “esclusivo”, nel senso in cui si suol dire un design esclusivo, un viaggio esclusivo, un negozio esclusivo. Parola-sintomo che indica più un desiderio che un dato di fatto, anche perché abitualmente viene adoperata in un contesto, quello del consumo di massa, che nega coi fatti quello che dice di promettere. Un profumo esclusivo non esclude nessuno, basta pagare quella piccola cifra per possederlo. E le automobili “esclusive” girano a migliaia.
È il gioco dell’immagine, lo sanno tutti. Accentuato molto, negli ultimi anni, dalla rivoluzione digitale che ha in parte sanato la contraddizione: oggi è davvero possibile “personalizzare” un oggetto acquistato in serie in modo che sembri “fuoriserie”. Vale per le automobili, vale per i vestiti. Questo è possibile anche grazie ai profili d’acquisto elaborati al pc, che per gli addetti al marketing trasformano ogni potenziale acquirente – di fatto un qualsiasi componente della “massa” – in un soggetto singolare, con i suoi specifici gusti. E se non ci fosse la privacy a salvarci, questa sarebbe una scienza esatta, un puzzle minuzioso a cui sarebbe difficile sottrarsi, fra le impronte di noi stessi che lasciamo acquistando prodotti, frequentando siti, spedendo email e via dicendo.

Sicché il titolo, Fuori dal coro, oltre che un claim pubblicitario e il titolo ironico del gioco, è almeno altre due cose: una trappola psicologica per attirare ciascuno di noi esclusivi-uomini massa, e soprattutto un trabocchetto commerciale per identificarci a uno a uno. Chiamandoci, appunto, fuori dal coro in maniera che sia possibile poi mirare meglio le offerte commerciali nei nostri confronti. I nostri dati personali (nome, indirizzo, email, gusti, preferenze) valgono assai. E il gioco, in qualche modo, ci risarcisce del prezzo personale che paghiamo con un’evasione elettronica leggera e divertente.
Visto che qualcuno ha già venduto spazi pubblicitari sulla propria maglietta e sul proprio cranio pelato, questo tipo di partita è tutto da giocare. Altro che Fantacalcio. 
Giuseppe Romano
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