Corriere.it: falsificato
Internet, ovvero il cambio in tempo
reale. Forse ancora non l’abbiamo capito, quanto cambio e quanto reale.
Esempio: i giornalisti hanno scioperato per due giorni, di recente, per
loro (qui non pertinenti) motivi. Ragion per cui molti quotidiani non
sono usciti in edicola. Ma coi siti internet che si fa in questi casi?
“Spegnerli” è impensabile: contengono tante informazioni e tante
opportunità, anche commerciali, che non se ne può fare a meno. Al Corriere
han deciso di lasciarlo online senza però aggiornarlo. Dalla mattina
dell’8 novembre sulla home page compariva in rosso la seguente frase:
“Sciopero dei giornalisti. Corriere.it fermo due giorni. Il sito verrà
aggiornato giovedì 10 novembre”. In alto, sotto la testata, la
conferma: l’indicatore cronologico delle modifiche era fermo su
“Martedì 08 novembre 2005. Aggiornato alle 07.00”.
Passa un’ora, passa l’altra e nulla muta. Notizie, fotografie restano
identiche. Soltanto i banner pubblicitari, noblesse oblige, s’alternano
obbedendo ad algoritmi prefissati.
Tutto immobile? No. Un bit malandrino sta per mettersi all’opera.
Arriva la mezzanotte dell’8 novembre e l’indicatore scatta. Ora indica:
“Mercoledì 09 novembre. Aggiornato alle 07.00”. E per una
giornata intera chiunque apra il sito viene tratto in inganno,
ritenendo che l’aggiornamento si riferisca com’è scritto, al mercoledì,
e non, com’è invece, al martedì. Nessuno della redazione scioperante se
ne avvede, nessuno rimedia.
L’inganno è in diretta mondiale, perché al sito Corriere.it ci si può
connettere dalla casa accanto o dall’altro capo del globo. L’internet è
mare strano: uno crede di fare il giro dell’isolato e si ritrova agli
antipodi. Crede di mostrare qualcosa a pochi amici e tutto il pianeta
sta a guardare. Nel caso, una piccola cosa – un contatore automatico,
un programmino impostato per scattare ogni ventiquattr’ore –, ha
ciecamente fatto il suo piccolo passo avanti, come ogni giorno. E ha
“falsificato” per un giorno intero il più grande quotidiano italiano.
Mica
poco.
Giuseppe Romano
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