Il domani di Internet in Europa si chiama “.eu” ed è qui
Dal
7 dicembre prossimo entra in attività il nuovo suffisso telematico
dell’Unione, che è gestito da un consorzio belga-svedese-italiano. Si
comincia dalle istituzioni, ma nell’aprile 2006 sarà aperto a tutti i
cittadini
C’è un’Europa che mette tutti
d’accordo. E ancor prima della nascita ufficiale, prevista per il 7
dicembre, già promette un futuro esplosivo. Il Vecchio Continente
approda in grande stile su Internet, offrendo in esclusiva agli oltre
duecento milioni di navigatori che vivono nei venticinque paesi
dell’Europa unita la possibilità di registrare un numero illimitato di
domini a suffisso “.eu”.
La nuova targa Internet identificherà siti, indirizzi di posta
elettronica e servizi online offerti da tutti coloro che vorranno
fregiarsi del simbolo di appartenenza all’Ue: all’apparenza, nulla più
dell’ennesimo suffisso di cui la Rete conta già centinaia di esemplari
(dai popolarissimi “.com”, “.net” o “.it” alle sigle di paesi
difficilmente rintracciabili anche sul mappamondo); di fatto, un
simbolo ambìto del made in Europe che imprese e cittadini potranno
utilizzare per qualificarsi agli occhi del mondo e certificare così
l’origine della propria produzione.
Non a caso Eurid – il consorzio italo-belga-svedese chiamato a gestire
il nuovo dominio continentale dalla Commissione europea dopo aver vinto
il primo appalto di servizio pubblico oneroso nella storia dell’Ue –
conta di registrare un milione di nuovi domini solamente nel primo anno
di attività: e i registrar, le società accreditate che materialmente si
interfacciano con gli utenti finali, a loro volta sostengono di poter
contare su decine di migliaia di “preregistrazioni”. Dal 7 dicembre i
domini “.eu” saranno a disposizione solo degli enti governativi e delle
imprese europee titolari di marchi registrati; poi, dal 7 febbraio al 6
aprile 2006, sarà la volta dei titolari di altri marchi tutelati dalle
leggi dei singoli stati; infine, dal 7 aprile 2006, avverrà l’apertura
senza limiti a tutti i cittadini maggiorenni residenti nei paesi Ue.
La registrazione per fasi, cui è stato dato il nome di “sunrise
period”, dovrebbe mettere al riparo dall’accaparramento indiscriminato
dei nomi in Rete: malvezzo che ha precedenti illustri in tutti i paesi
e sotto tutte le targhe Internet. Il processo di registrazione,
completamente automatizzato, e il sistema alternativo di risoluzione
delle dispute (via maestra alla risoluzione delle controversie) faranno
il resto: assieme, è l’auspicio, alla maturità e alla consapevolezza
degli utenti.
Codici di comportamento
Ma, al di là della qualità tecnica delle soluzioni proposte, il dominio
“.eu” ha ai nostri occhi una marcia in più: parla anche italiano. È il
linguaggio degli ambienti di ricerca nostrani: il Cnr, attraverso
l’Istituto di Informatica e Telematica di Pisa (Iit-Cnr), è infatti
socio fondatore di Eurid assieme ai belgi di Dns.be e agli svedesi di
Nic.se. Ciascun partner ha riversato nel consorzio le proprie
competenze: il Belgio, il sistema di registrazione automatico dei
domini; la Svezia, il know-how degli standard Internet oggi comunemente
utilizzati; l’Italia (e lo Iit-Cnr in particolare), lo sviluppo e la
conoscenza degli strumenti per la sicurezza delle transazioni e
l’esperienza nella gestione di uno dei registri Internet più popolati
del mondo: quello che raccoglie i domini a targa “.it”. L’Internet made
in Europe premia oggi le ricerche italiane che affondano le proprie
radici a cavallo degli anni ’80. Fu allora che i ricercatori del Cnr di
Pisa sperimentarono i primi collegamenti con gli Stati Uniti e la rete
Arpanet attraverso il protocollo Tcp/Ip. Lì nacquero Internet e il
Registro dei nomi a dominio “.it”, cuore pulsante della Rete italiana e
quinto registro geografico mondiale per densità di nomi a dominio (sono
oltre un milione).
Eurid non gestirà direttamente il rapporto con gli utenti finali, ma
affiderà il ruolo di intermediari alle singole società (i registrar
accreditati) che, dopo aver sottoscritto il codice di comportamento,
potranno competere ad armi pari sul mercato. Per ogni dominio il canone
annuo non supererà i dieci euro, fatto salvo, naturalmente, il
“surplus” che ciascun registrar chiederà all’utente in ragione dei
servizi offerti.
Il consorzio, per contratto, dovrà saper badare a se stesso garantendo
l’autosostentamento del servizio. Ma anche le pari opportunità
d’accesso per tutti gli utenti dell’Europa unita: un traguardo, questo,
che può dirsi già raggiunto visto che i registrar accreditati oggi sono
quasi 600 (47 dei quali italiani) sparsi in 41 paesi. C’è tutta
l’Europa, ovviamente, e decine di altri Stati, dal Giappone all’India.
Il mondo senza confini che è il mondo della Rete.
Franco Denoth
Direttore dell’Istituto
di Informatica e Telematica
del CNR di Pisa
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