Chi ha dimestichezza con i motori di
ricerca su Internet, e in particolare con Google, avrà notato che da
qualche mese in risposta a molte richieste appaiono ai primi posti
documenti presi dalla Wikipedia. Se cerco, per esempio, sulle pagine in
Italiano di Google.it la parola Einstein, di cui abbiamo festeggiato
nell’anno appena trascorso alcuni anniversari, ottengo al terzo posto
http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein. Se cerco un numero di
quattro cifre che indica un anno del secolo scorso, è molto probabile
che avrò una voce della Wikipedia inglese al primo posto.
Potrebbe essere un fenomeno temporaneo, ma è anche possibile che questa
dominanza si consolidi nel tempo. Dipenderà anche dalle strategie dei
motori di ricerca nel dare importanza a questa fonte. Non tutti coloro
che usano Internet sono consapevoli dell’importanza di Google, pur
usandolo spesso. Poiché è dimostrato che l’utente medio visita
soprattutto i primi tre o quattro risultati delle proprie ricerche,
l’essere in testa in risposta alla parola chiave del proprio business è
un vantaggio competitivo per qualsiasi azienda. Ma quando si tratta di
parole riferite a storia, filosofia, religione, letteratura, morale,
l’essere tra i primi vuol dire influenzare la cultura popolare e in
particolare quella degli studenti, spesso lanciati dai loro docenti
ingenui a «cercare su Internet» senza criterio. Se la Wikipedia
continuerà ad apparire in testa alla classifica, diventa importante il
suo contenuto per la formazione delle generazioni future.
In queste note non ho lo scopo di raccontare in dettaglio la storia
della nascita ed evoluzione della Wikipedia: la si può trovare nel sito
originale
http://wikipedia.org.
Veloce veloce
A titolo di curiosità, basta sapere che wiki-wiki è un’allitterazione
modificata della parola quick (veloce), che indica un mezzo di
trasporto delle isole Hawaii. Fu scelta da Ward Cunningham nel 1995 per
denominare un suo software, che permette di scrivere e modificare
pagine web su Internet in modo molto semplice e rapido. Si può dire che
il wiki riprende l’idea originaria dell’inventore del World Wide Web
(cioè delle pagine Internet come le conosciamo oggi), Tim Berners-Lee,
che immaginò una rete di collegamenti in cui ciascuno attraverso il
browser potesse leggere e scrivere. Per eventi che potremmo definire
fortuiti il browser fu poi sviluppato per la sola lettura. Si è quindi
diffusa l’impostazione basata su un rapporto tra lettori e scrittori
molto alto, perché la scrittura e modifica di pagine in rete richiedono
strumenti aggiuntivi e a volte competenze tecniche quasi specialistiche.
La Wikipedia è, in sintesi, un’enciclopedia disponibile gratuitamente
su Internet, scritta da volontari. Efficace il logo, a forma di
un puzzle che riproduce il mondo, sotto cui, significativamente, si
legge: «Wikipedia, la libera enciclopedia». Qualsiasi persona,
anche anonimamente, può aggiungere nuove voci, modificare quanto
scritto da altri e persino cancellare pagine intere. Il sistema
funziona perché ogni operazione è memorizzata e può essere sempre
restaurata la versione precedente. Il restauro è alla portata di tutti,
ma spesso è opera di alcuni appassionati amministratori che vigilano
per evitare vandalismi e violazioni delle consuetudini stabilite a
maggioranza. Raramente bloccano la possibilità di modificare una
pagina, limitandosi a «congelare» solo quelle fondamentali per l’uso
dell’enciclopedia. Di regole ce ne sono poche e una sola è
indiscutibile e non modificabile: il «punto di vista neutrale», che
esamineremo più avanti.
Esistono alcuni standard di redazione, per coerenza dell’intera
enciclopedia, ma potrebbero essere cambiati in qualsiasi momento e sono
frutto di decisioni «collegiali» tra gente di tutto il mondo che non si
è quasi mai incontrata di persona. Per quanto sembri impossibile
mantenerla in vita per la mancanza di veri sistemi di protezione dei
contenuti, curiosamente la Wikipedia sta crescendo rapidamente e la
redazione è vivacissima. Non si possono utilizzare materiali coperti da
copyright e quindi le voci non sono una scopiazzatura di pagine già
esistenti su Internet: hanno una loro originalità.
Nata all’inizio del 2001, l’edizione inglese si avvia verso le 800.000
voci, mentre quella italiana, iniziata alla fine dello stesso anno, ne
ha raggiunto 117.000, raddoppiando il numero negli ultimi due mesi.
Esistono edizioni in moltissime lingue di tutto il mondo, tra cui
quella latina con 3.700 articoli, siciliana con 2.500 e còrsa con
1.150. Nel giugno 2005 è nata in Italia l’Associazione Wikimedia, primo
passo per rendere più stabile il lavoro di tutela del nome,
amministrazione, raccolta fondi e promozione di iniziative intorno
all’idea. Wikimedia è l’insieme di siti analoghi alla Wikipedia:
Wikinews è una testata giornalistica autogestita dai lettori che ne
scrivono le notizie; Wiktionary è un dizionario; Wikibooks è una
collezione di manuali e libri scolastici gratuiti, con Wikijunior che è
la sua versione per bambini. Con frequenza nascono varianti e
soprattutto nuove versioni di alcuni Paesi o lingue.
Il punto di vista neutrale
Alla base della Wikipedia c’è un requisito: the Neutral Point Of View
(Npov), il punto di vista neutrale. Secondo la Wikipedia italiana, che
traduce liberamente il testo originale inglese sull’argomento, vuol
dire che «tutti gli articoli devono essere trattati da un punto di
vista neutrale. Secondo le idee del fondatore Jimbo Wales, Npov è una
regola assoluta e non discutibile. Il Npov è un concetto fondamentale
in Wikipedia: un’enciclopedia non assume alcuna posizione, né di
condivisione, né di rigetto di alcuna interpretazione dei fatti che
descrive. Un’enciclopedia assume la sola posizione di un punto di vista
neutrale, sul quale tutte le parti interessate possano concordare. Non
è naturalmente sempre possibile ottenere un accordo completo su tutti i
temi trattati: differenze ci sono e ci saranno sempre, ed è nel
fondamento medesimo della scienza moderna evitare di assumere valori
assoluti come eternamente immodificabili. È però possibile, e anzi
preferibile, riferirsi a una razionale disamina degli argomenti
trattati, di modo che i concetti risultanti possano essere assunti da
tutti i lettori come oggettiva base di considerazione, come comune
affidabile spunto gnoseologico. Wikipedia non assume pertanto alcuna
posizione di avallo o di ricusazione, nessuna idea è prevalente se non,
per scientifico ragionamento, abbia a rivelarsi effettivamente
preferibile alla luce di oggettive e obiettive considerazioni generali».
Il testo continua invitando a non usare «perciò questo spazio per
esprimere posizioni personali (ideologiche, politiche, filosofiche,
religiose, di mera partigianeria o... tifoseria), sia perché verrebbero
in breve tempo sostituite o cancellate da altri utenti, sia perché gli
stessi Amministratori di sistema potrebbero ricorrere a spiacevoli
rimedi protettivi». Effettivamente se provate a inserire affermazioni
non neutrali, è molto probabile che in breve tempo qualcuno le
cancellerà o sostituirà. Se insistete a riscriverle, qualcuno potrà
invocare la non conformità al punto di vista neutrale e «categorizzare»
l’articolo come «non-Npov». Sulle voci culturalmente più combattute c’è
un monitoraggio costante di redattori che ricevono automaticamente la
segnalazione delle modifiche apportate. Non dura molto ogni tentativo
di cambiamento radicale di una pagina molto discussa come può essere
quella sulla omosessualità che, tra l’altro, è classificata non-Npov a
riprova della difficoltà di trattare in modo «neutrale» questioni
morali.
La mia prima reazione nei confronti di Npov è stata di rifiuto. La
neutralità non mi è mai sembrata un principio su cui fondare la
cultura: mette sullo stesso piano tutte le opzioni e nega l’esistenza
della verità. Il problema maggiore è però la definizione stessa di
«neutralità», voce che, tra l’altro, manca nella Wikipedia. Andando
però più a fondo nello studio del testo originale di Jimbo Wales e
leggendo alcuni suoi esempi, mi sono convinto che può essere una strada
concettualmente corretta per raggiungere l’obiettivo di una
collaborazione mondiale evitando battaglie verbali senza fine. Secondo
Wales, un’enciclopedia non deve dire che Hitler era un criminale, ma
presentare il fatto che la maggior parte delle persone lo ritiene tale.
In sostanza, si tratta di scrivere ciò che la gente pensa (e che è
basato normalmente su fatti oggettivi) e non la propria opinione
presentandola come unica vera. Si potrà perciò anche scrivere che una
sparuta minoranza lo considera un grande statista con meriti nei
confronti dell’umanità.
Tuttavia questa metodologia non sembra funzionare quando sono in pochi
a redigere una voce importante come «matrimonio». Si fatica a trovare
una definizione che vada bene anche a chi ritiene di dover chiamare
matrimonio la convivenza di persone dello stesso sesso. Eppure questi
ultimi sono una netta minoranza, contro la quasi totalità della gente
che ha sempre considerato il matrimonio per quello che è: l’unione
stabile, sancita da un impegno formale, di un uomo con una donna, in
una comunità di vita e di amore aperta alla fecondità.
Chi contesta l’impostazione di Jimbo Wales sostiene, a ragione, che la
verità non si fa a maggioranza, mentre la Wikipedia dà importanza
all’opinione più diffusa. È un limite dell’impostazione Npov, ma
contemporaneamente è un atto di fiducia nell’uomo che, supportato da
dati oggettivi, riesce a conoscere la verità. Una maggiore diffusione
di informazioni basate sui fatti, e con riferimenti espliciti alle
fonti, a mio parere potrebbe garantire un percorso meno accidentato di
avvicinamento alla verità da parte di tutti.
Ciò che auspico è l’esatto contrario di quanto avviene nella maggior
parte dei canali televisivi e dei giornali, che finora hanno inciso
molto più di Internet. Selezionano le informazioni in base
all’impostazione culturale o politica dei loro padroni, influenzando
l’opinione pubblica a volte in modo scorretto. È plateale quanto
accaduto in Italia prima del referendum sulla procreazione artificiale:
leggendo quasi tutti i quotidiani nazionali sembrava che la maggioranza
degli italiani avrebbe votato per l’abrogazione della legge. I
risultati sono stati enormemente diversi, a dimostrazione che i
presunti «sondaggi» e la raccolta di opinioni degli «scienziati» erano
pilotati in un solo senso.
Un cittadino non ha molte capacità di intervento sulla televisione o
sulla stampa. Può scrivere lettere o protestare anche tramite
associazioni specializzate come il Moige, benemerita iniziativa di
genitori per la tutela dei minori. Gli editori ne terranno conto
soprattutto in relazione agli effetti di boicottaggi sui prodotti
pubblicizzati (così fanno negli Usa le associazioni di consumatori e
riescono a ottenere molto di più che in Italia), ma non cambieranno
radicalmente la linea editoriale. Invece sulla Wikipedia tutti possono
scrivere, e quello che è scritto resta nel tempo, se rispetta i criteri
Npov: chi cercherà quell’argomento su Internet troverà l’articolo
redatto da uno sconosciuto dotato di buona intenzione. E farà cultura.
Enciclopedia enciclopedica
Alcuni ritengono, con fondamento, che l’enciclopedia non sia la strada
migliore per la formazione culturale di una persona. L’abaco non è più
importante di Dio, anche se lo si legge per primo in tutte le
enciclopedie italiane. È senza dubbio più proficuo insegnare attraverso
un manuale o un trattato, con livelli di complessità crescente, fino a
dominare l’argomento. Generalmente l’enciclopedia è un utile sussidio
di approfondimento o di conoscenza non specialistica di un tema di
proprio interesse, ma non della propria professione. L’enciclopedismo è
stato visto da alcuni come contrapposizione a una vera unità del
sapere, perché mette tutto sullo stesso piano e manca di un punto di
riferimento; per altri invece è una nuova forma di unificazione e
sintesi. Per Diderot e d’Alembert, iniziatori della più importante
Encyclopédie, era anche un’opposizione alla metafisica e alla
religione, in nome dell’illuminismo, spesso ritenuto proprio sinonimo
di enciclopedismo.
Ci si può chiedere se la Wikipedia segua questa linea illuministica,
dato che richiede di fondare le proprie affermazioni su dati
verificabili, misurabili, razionali. La natura libera e fortemente
cooperativa fa pensare, però, che non sia possibile svilupparla in
senso antimetafisico o anticattolico. Nella misura in cui intervengono
redattori con diverse impostazioni culturali, saranno rappresentati i
loro pensieri negli articoli pubblicati, a patto di rispettare il
«punto di vista neutrale». Diderot invece non era neutrale: aveva una
linea ideologica da seguire.
Prendiamo un esempio di voce «ad alto rischio» come «masturbazione»:
scopriamo che la sua redazione è stata molto combattuta. Soprattutto le
aggiunte relative alla dottrina cattolica sull’argomento sono state
avversate. Ma attraverso la riedizione di versioni precedenti dopo
cancellazioni più o meno arbitrarie e con diverse modifiche e
raffinamenti, si è arrivati a un compromesso, creando la voce ad hoc
«masturbazione e religione», nella quale sono riportate le tesi
ebraiche, islamiche e cattoliche. Interessante notare che all’inizio
della voce principale c’è l’avvertimento: «Alcuni dei contenuti di
questa pagina potrebbero essere considerati scabrosi o offendere il
comune senso del pudore». Nell’edizione inglese ci sono alcuni disegni
esplicativi, non particolarmente provocanti: non ci sono fotografie
«violente», anche perché è consuetudine della Wikipedia evitare le
immagini non necessarie. In generale i siti Wikimedia sembrano dare
poco spazio alla pornografia, soprattutto in confronto all’enorme
quantità di materiali scabrosi disponibili su Internet. Data la totale
libertà nello stabilire le consuetudini, alla frequente domanda dei
nuovi redattori: «È permessa la pubblicazione di materiale
pornografico?», si risponde con una «discussione» nella quale tutti
esprimono le loro opinioni: gli amministratori finiscono per procedere
con un discreto buon senso, eliminando gli estremismi.