Si chiama “MarcoRossiSpiraleArte” e come la curva a cui ruba il nome si sviluppa tortuosamente ma con infinita e imperturbabile regolarità. Galleria milanese di riferimento per tutti gli appassionati dell’astratto e dell’informale, infatti, lo spazio diretto da Marco Rossi, negli anni, si è velocemente espanso sia in termini di superficie che di sedi, arrivando a colonizzare con la sua presenza anche la vicina Monza, dopo aver preso posto a Verona e Pietrasanta, culla della scultura contemporanea non solo italiana.
E Marco Rossi sceglie proprio il piccolo borgo della Lucchesia ai piedi delle Apuane per chiedersi, insieme a Luca Beatrice, Che cos’è la scultura moderna? (fino al 20 settembre; info: tel. 0584/71799). La mostra, frutto e testimonianza della recente apertura della “casa” alla cosiddetta nuova figurazione e prima esplorazione della stessa al di fuori della pittura, riprende il titolo della storica rassegna che nel 1986 animò il parigino Centre Pompidou per presentare il lavoro di otto artisti italiani che guardano al bello e al vero senza scadere nella maniera.
Né banalità né futili provocazioni, insomma, ma un vero e proprio sunto del meglio che l’Italia ha plasmato in questi ultimi decenni attraverso il legno, il bronzo, la carta, il cemento e il marmo, naturalmente, che qui è di casa: Giuseppe Bergomi (foto sopra), Valerio Berruti (foto sotto), Nicola Bolla, Aron Demetz, Michelangelo Galliani, Nicola Samorì, Willy Verginer e Fabio Viale, tutti nati tra gli anni Cinquanta e i Settanta. Un manipolo di giovani talenti, alcuni emergenti e altri già decisamente affermati, in grado di riconciliare ogni animo con l’universo del contemporaneo, qui capace di tenere conto sia della nostra tradizione “artigianale” sia delle più nuove tendenze estetiche. Davvero da non perdere.
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