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sabato, 4 ottobre, 2003
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POLITICA |
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| I «neocon» alla guerra nel nome di Tucidide |
| Dalla lettura del classico greco alla lotta contro «l' Asse del Male»: la sfida dei seguaci di Bush |
| Cristianesimo fondamentalista e interventismo militare in difesa degli interessi statunitensi, le basi teoriche dell' intellighenzia repubblicana |
| Montefiori Stefano |
«Il testo preferito dai neoconservatori è La guerra del Peloponneso di Tucidide», ha scritto Irving Kristol sul Weekly Standard, la rivista di riferimento dei «neocon» americani (il gruppo di intellettuali e politici che più influisce sulle scelte di Washington). Una possibile sorpresa per quanti, in Europa, pensano che la politica estera degli Stati Uniti abbia le sue uniche basi teoriche - dall' «Impero del Male» di Reagan all' «Asse del Male» di Bush - nella saga di Guerre stellari; e per quanti, in America, considerano ormai esaurita l' influenza della grande cultura del Vecchio continente: radici secche. Dunque, esagerando, c' è anche un antico e glorioso libro dietro la guerra in Iraq? È stato un ateniese del V secolo avanti Cristo a ispirare gli ispiratori della Casa Bianca? I libri e la politica: ai neoconservatori - sono essi stessi a dirlo - non piace solo Tucidide ma anche Machiavelli, Platone e Aristotele. Autori che hanno conosciuto grazie al loro maestro moderno Leo Strauss: il filosofo ebreo tedesco rifugiatosi negli Stati Uniti per sfuggire al nazismo, morto nel 1973, tanto sconosciuto fino a pochi anni fa quanto continuamente evocato dall' avvento dei «neocon» in poi. Una moda intellettuale che si sta già attirando qualche critica interna al campo dei neoconservatori stessi: «Tutti parlano di Leo Strauss ma pochi lo hanno letto - dice Michael Ledeen, già consigliere di Reagan, professore dell' American Enterprise Institute -. Certo fa scalpore che in America si citino Machiavelli o Strauss quando si parla di politica internazionale. Ma questo perché in Europa il dibattito intellettuale è morto. Noi siamo molto più vivaci». In realtà l' amministrazione americana sembra oggi attraversata da due correnti principali: i cristiani fondamentalisti, rappresentati dal ministro della Giustizia John Ashcroft, e i neoconservatori del numero due del Pentagono, Paul Wolfowitz. Se i primi si rifanno alla Bibbia, i secondi trovano ispirazione diretta negli autori classici dell' Occidente. A differenza di molti conservatori tradizionali, inclini all' isolazionismo, i neoconservatori pensano che gli Stati Uniti abbiano il diritto di esportare la democrazia all' esterno. E la nuova guida dell' America, costretta ad agire nel mondo dopo la carneficina dell' 11 settembre, è il Principe di Machiavelli. I neoconservatori, in gran parte liberal newyorchesi disillusi dal «relativismo culturale» della sinistra degli anni Settanta, credono che gli Stati Uniti non debbano esitare nell' usare la loro potenza militare ed economica senza precedenti per promuovere i valori e allo stesso tempo gli interessi americani nel pianeta. «Siete i migliori cervelli del nostro Paese - ha detto il presidente Bush il 26 febbraio scorso, nel discorso all' American Enterprise Institute di Washington, il think tank dei «neocon» -. Tanto che almeno una ventina di voi lavorano nella mia amministrazione». Il dialogo tra gli Ateniesi e i Meli nella Guerra del Peloponneso, citata da Kristol (uno dei «padri fondatori» dei neoconservatori), è un esempio classico del realismo politico contrapposto al prevalere del diritto sulla forza. Durante la lunga guerra tra Atene e Sparta (dal 431 al 404 a.C.), gli ateniesi si avvicinarono minacciosi a Melo, colonia spartana ma neutrale. Prima di cominciare la battaglia, proposero agli abitanti di Melo di arrendersi senza combattere, vista la schiacciante superiorità bellica ateniese. «Si tiene conto della giustizia quando la necessità incombe con pari forze su ambo le parti; in caso diverso i più forti esercitano il proprio potere e i più deboli si adattano», dicono gli Ateniesi. La potenza, quindi, implica una logica ferrea, che non può essere elusa. La particolarità di Atene era quella di conciliare politica della forza e democrazia, guerra e civiltà. La sovrapposizione con gli Stati Uniti di Bush così come li vorrebbero i «neocon» è evidente. «Se possiedi quel tipo di potenza che noi abbiamo - scrive Kristol -, devi trovare le giuste opportunità per usarla, o il mondo le troverà per te». Una lezione fatta propria dall' altro «neocon» Richard Perle (dimessosi nel marzo scorso dal Defense Policy Board del Pentagono), quando sostiene che «le norme internazionali rendono difficile portare la guerra al terrorismo negli Stati stranieri, come noi dovremmo fare. Bisognerà quindi che il presidente Bush cambi atteggiamento nei confronti di queste norme internazionali, o ci troveremo con le mani legate da istituzioni antiquate e incapaci di difenderci». Naturalmente, il dialogo tra gli Ateniesi e i Meli di Tucidide può essere interpretato anche in un altro modo. Questa è l' opinione di Luciano Canfora, uno dei maggiori esperti di storia antica. «Tucidide è molto influenzato dal pensiero sofistico; sceglie la forma del dialogo per esporre le ragioni di entrambe le parti in lotta, senza prendere posizione. Almeno apparentemente». Ecco quello che sostengono i Meli: «Anche noi consideriamo molto difficile combattere con la vostra potenza. Tuttavia abbiamo fiducia che non avremo la peggio perché, fedeli alla legge divina, insorgiamo in armi contro l' ingiusto sopruso». I Meli riconoscono la potenza di Atene, ma introducono il criterio della legge divina per stabilire quello che è giusto e quello che è ingiusto. Aggrediti senza colpe, si sentono dalla parte della ragione. «A parere dello storico Gaetano De Sanctis, e anche mio, Tucidide in realtà sta con i Meli - dice Canfora -. Propende per la morale e la giustizia, non per la potenza. Ecco perché i ""neocon"", quando vedono in Tucidide il precursore del loro realismo politico, mi sembrano cadere in un equivoco». Poi c' è Machiavelli. All' indomani dell' 11 settembre Michael Ledeen, autore del libro Machiavelli on Modern Leadership (sottotitolo «Perché le ferree regole di Machiavelli sono attuali e importanti oggi come cinque secoli fa»), ha tratto dal Principe alcuni consigli per i leader del mondo occidentale sotto attacco islamico. Il primo esprime bene il senso anche degli altri: l' uomo è incline al male più che al bene, e la pace non è la condizione normale dell' umanità; se vogliamo la pace, dobbiamo vincere la guerra. Leo Strauss, per i neoconservatori, è il tramite, colui che ha importato la filosofia europea nel mondo accademico americano. Inorridito dal crollo della repubblica di Weimar, Strauss concluse che la democrazia non ha alcuna possibilità di resistere ai totalitarismi se non supera la sua debolezza cronica imparando a ricorrere alla forza. Per Strauss, esistono governi buoni e governi cattivi: la politica deve avere il coraggio di esprimere giudizi di valore, e i governi buoni hanno il diritto e il dovere di difendersi da quelli cattivi. Come sostiene di fare George W. Bush quando combatte i regimi dell' «Asse del Male».
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