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Quinto Orazio Flacco
(65-8 a.C.),
Odi, III, 2, 13
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Il coltello di De Marchi
Affilato pamphlet sull’Italia di fine ’800
L’autore di Demetrio Pianelli (1890) chiude il secolo, nel 1899, offrendo la testimonianza di una letteratura che vive nel proprio presente, e che di quel presente sa cogliere il dramma e l’azione sincera. Quel maledetto coltello… è un pamphlet per il largo pubblico, un racconto educativo che fa appello alla situazione di un’Italia che tarda a nascere, e a un tessuto sociale che si rispecchia quindi nelle sole regioni. Una società per cui la nazione (quella con la lettera maiuscola) è una creazione pubblicitaria d’altri tempi. Il coltello è così misura dei rapporti umani. La tragedia di Teresa, vedova di un delitto di vie cittadine, tace di fronte alla legge della violenza, che non conosce deroghe. Né potrebbe conoscerne, su un palcoscenico dove l’unica possibilità di redenzione è affidata alla parola: parola di fede e parola di letteratura, in un mondo nel quale l’analfabetismo fa però da padrone. De Marchi svolge un sondaggio sul brigantaggio e sul bullismo, sulle aggressioni che stravolgono l’intera penisola: va in Romagna, nelle Marche, sino ad affermare che «Genova e la Liguria danno il minor numero di delitti di sangue». Quasi una periferia dei fatti di strada o, al contrario, una meritata oasi, dove la capacità di dialogo intravede un riscatto. Il coltello, daccapo, parente meno nobile delle armi da duello: strumento di soluzione di un’Italia che cerca se stessa, all’indomani dell’Unità, non meno che le proprie regole. Ma tra le pagine ti capita anche di trovare, seguendo la trama, un’osteria di Pescarenico, e poi, ancora: «un certo Menico, figlio di un mugnaio di Olgiate». Risenti Manzoni, lontano: come lontani sono gli indizi di una moralità, di una lealtà dei rapporti, che De Marchi non sa più vedere all’orizzonte. Fosse pure l’orizzonte dei Promessi sposi, pare di capire. Sta di fatto che queste statistiche narrative, felici invenzioni che raccontano un degrado del vivere umano, dovevano lavorare sulle coscienze: per cercare di soccorrere, in un certo senso, una storia impetuosa, che aveva lasciato tutti a piedi. Legislatori e legislati, letterati dell’amor patrio e schiere di popoli senza libri. In questo documentario di coltelli, accuratamente compilato da tutta la penisola, la ferita più profonda è quella che colpisce l’ideale. Alla letteratura, come al solito, il ruolo di un cronista che preferirebbe non sapere.

> Emilio De Marchi, Quel maledetto coltello…, Aretè, Milano 2005, pp.36, €5,00
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