Se vi piace Schubert e siete
appassionati della cultura mitteleuropea e delle sue radici, vi potrà
affascinare un libro curioso, difficile da etichettare. Ventidue
racconti, scritti in un registro che sta a metà fra la narrativa pura e
il saggio documentario, ruotano intorno al personaggio di Franz
Schubert e del mondo viennese dell’epoca. Ritratto del musicista in
negativo, perché il libro mette a fuoco, con nitida precisione e gusto
del dettaglio, l’ambiente degli amici e dei contemporanei (celebri e
non), guardando alla figura del protagonista da prospettive sempre
diverse. Mozart è appena scomparso, ci sono Haydn e Salieri, Napoleone
e Beethoven. Ma ci sono anche Innocenz Lang, direttore del Convitto
imperial regio, e gli altri maestri che per primi intuiscono «un
talento musicale straordinario», il consigliere Joseph Kenner, poeta in
incognito, e la fragile Therese Grob. C’è la taverna con l’insegna «Al
lupo che predica alle oche», con il suo mondo di infelici, e ci sono i
foglietti dove Schubert appunta i sogni notturni per non farli svanire.
Tutto rievocato mescolando in maniera indistinguibile documenti storici
e digressioni fantastiche, invenzioni letterarie e realtà vera. «Non so
se è per puro diletto oppure per il piacere della memoria», scrive lo
stesso narratore. Fatto sta che se aderisce all’aneddotica, Anna
Rastelli ci incuriosisce, mentre non la seguiamo più quando, smarritasi
in un lirismo estenuato e velleitario, nella seconda parte del libro si
libra in astrazioni musical-filosofiche, identificando il nocciolo
dell’arte schubertiana nell’Incompiuta, e Schubert in un novello Orfeo.
> Anna Rastelli, Amata Vienna, Zecchini, Varese (tel.0332/331041), pp.162, €15,00
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